Amori e sassate nella vecchia Valassina

Inaugurazione della Stazione di AssoIl quotidiano “La Provincia di Como” è lo storico giornale della nostra zona, fondato nel 1892 gode di una storia che supera di oltre tre lustri i 100 anni.

Memoria storica del nostro territorio pubblica recentemente una bellissima collana di articoli dedicati alla storia dei nostri paesi arrichita da racconti del passato e fotografie in bianco e nero.

In questi giorni la redazione del giornale mi ha contattato per informarmi dell’uscita di un nuovo articolo dedicato alla Valassina che traeva spunto proprio da un post di Cima-Asso.it dedicato alle Zuffe della Valassina.  Potete immaginare il mio stupore e la mia soddisfazione per quella telefonata.

Un intera pagina è stata dedicata da “La Provincia” alle storie di Asso, Canzo, Caglio e Sormano.  Un bell’articolo scritto da Giovanni Cristiani ed arricchito da vecchie foto. Nell’articolo fa bella mostra di sè il riferimento al sito Cima-Asso.it ed al suo autore.

Non posso che ringraziare “La Provincia” e la sua Redazione per aver dedicato una pagina del giornale alle storie del mio Paese.  Ecco un estratto dell’articolo pubblicato su LaProvinciaOnLine il 2 Novembre 2008:

Asso, Canzo, Caglio e Sormano in guerra da secoli. Per le donne
Guai a sposare uno del paese «rivale». Già duecento anni fa botte da orbi

«Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani né mai. Ma, signori miei – replicò don Abbondio, con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente – Ma, signori miei, si degnino di mettersi nei miei panni. Se la cosa dipendesse da me… vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca».
Era il 7 novembre 1628 quando i Bravi, nel capolavoro del Manzoni “I Promessi Sposi”, fermavano il povero curato impartendogli l’ordine perentorio di non unire in matrimonio Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. Ordini simili erano normali anche tra le viuzze, allora spoglie di case e alberi, che salivano da Canzo fino ai paesi dell’alta valle. Guai a veder maritare un cagliese e una sormanese, o un assese e una canzese; ci sono poi anche storici, anche se meno conosciuti, veti «incrociati»: per esempio Caglio e Valbrona, o Caglio e Asso. Sottolineati non solo all’altare, ma anche da fatti di sangue che lordarono le polverose strade della Valassina.
Ancora sessant’anni or sono quanti problemi per le nozze, come conferma Ermanno Carboni, ex primo cittadino di Sormano: «Mio padre è di Sormano, e lavorava nell’allora comune unico di Santa Valeria a Caglio; il periodo era quello fascista, mia madre era di Caglio. Mi raccontava di tantissime sassaiole che i cagliesi gli riservavano quando voleva incontrare la sua Giannina».
I due hanno superato brillantemente tutto, e ancora oggi sono uniti, dopo sessantatrè anni; Giuseppe Carboni ha 86 anni, Giannina Torchiana 85 (insieme, nella foto tonda).
Per Caglio e Sormano la fine delle ostilità è arrivata grazie alle scuole: «Negli ultimi anni con materna ed elementari unite i due paesi si sono avvicinati – spiega il sindaco di Caglio Raffaele Costanza -. Ma ancora oggi quando ci sono i tornei estivi sembra sempre di vivere un derby». Anche tra Canzo e Asso sposarsi era un’impresa da compiere superando il ponte della Vallategna: «Volavano cazzotti e schiaffi, le famiglie non vedevano di buon occhio il matrimonio tra canzesi e assesi – spiega l’ex primo cittadino di Asso, Flaminio Pagani -. Il ponte era il confine è qui spesso si vedevano episodi di botte; questo anche fino agli anni ’20. In realtà la rivalità e durata ancora ben oltre; negli anni ’80 Canzo voleva a tutti i costi strappare la caserma dei carabinieri ad Asso. Canzo è cresciuta d’importanza, per così dire, sotto il dominio spagnolo; prima non era al nostro livello».
«Quand la legura la farà un tass, la ruerà la feruvia ad Ass, dicevano i canzesi nel 1922, all’inaugurazione della stazione Canzo Asso; e volarono botte. La lepre non ha ancora fatto nascere un tasso, e la ferrovia ad Asso territorialmente ancora non c’è; ma (forse) proprio per non dirlo sul nome del capolinea canzese c’è anche Asso.
Sul sito www.Cima-Asso.it, curato dall’alpinista Davide Valsecchi, si citano brani da «Memorie storiche della Valassina», di Carlo Mazza: «Nel 1804, nel giorno dell’Epifania, si attaccò una fiera zuffa fra la gioventù di Asso e di Canzo, nel dosso sopra la valletta, che durò dai vespri fino a notte. I combattenti armati di sassi, erano in gran numero; i feriti furono cinque, tutti di Canzo trovansi in sito svantaggioso. Le stesse donne, nelle filande della seta (insieme a lavorare) sono sempre in contese fra loro sui pregi e difetti dei rispettivi paesi, con tanta animosità che è necessaria tutta l’autorità dei padroni per impedire che non vengano alle mani».

Divisi su tutto!!
Una foto dell’inaugurazione della stazione di Canzo – Asso. Secondo le cronache del tempo, i ragazzi dei due paesi ne approfittarono per prendersi a botte.  Già duecento anni fa – scriveva lo storico Carlo Mazza – le ragazze, «nelle filande della seta, sono sempre in contese con animosità su pregi e difetti dei rispettivi paesi»

Ma l’amore sbocciò lo stesso
Dalla Fidanzata sotto una sassaiola
Giuseppe si è innamorato della sua Giannina scrutandola di soppiatto durante un sabato fascista. Vestita della festa, ordinata in fila tra le vie del paese, in un attimo ha visto in quegli occhi i successivi sessant’anni di vita insieme. Il suo cuore ha iniziato a pulsare velocemente dentro l’abito da giovane italiano; i tempi erano duri di per sé, figurasi per un sormanese che va a innamorarsi di una cagliese. «Mio padre lavorava nel Comune di Santa Valeria, allora Caglio e Sormano erano uniti; ma ciò non bastava a sciogliere la rivalità  – spiega Ermanno Carboni, il figlio -. Per lui l’uscita serale con l’amata alcune volte veniva preceduta da una sassaiola che gli riservavano i cagliesi. Nonostante ciò l’amore sbocciò solido, se dopo sessantatré anni vanno ancora d’accordo». Alla faccia di chi negli anni ’40 lanciava sassi.

Che stilettate, proverbi come pietre
“Asso è il primo paese della Valassina, c’è da lavorare e c’è l’aria sopraffina”. Con queste parole inizia una filastrocca tutta assese degli inizi del secolo scorso composta da Carlo Ostini, che parla della storica rivalità tra Asso e Canzo. Esempio di come sotto le diverse bandiere ognuno abbia cercato di esaltare le qualità del suo paese, e togliere validità all’altro. I canzesi, detti anche “goss”, sono sempre andati fieri del loro terreno capace di ospitare ben due stazioni ferroviarie.
Gli “spazapulè” di Asso rispondendo con uguale fierezza ricordano però ai vicini che “Se volete sbarcare il lunario dovete venire sul territorio di Asso”; questo perché la ditta Oltolina, anni addietro soprattutto, offriva lavoro anche a buona parte ai residenti dei paesi limitrofi.

Ancora mille grazie a “La Provincia”!!

.Davide

PS: Come nel precedente articolo per prevenire le malsane idee di qualche testa calda faccio notare che sono passati oltre duecento anni da quei fatti e che su un libro spesso, chiamato Codice Penale, si legge:

La rissa, in diritto penale, è il delitto previsto dall’art. 588 del Codice Penale secondo cui «Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a 309 euro. Se nella rissa taluno rimane ucciso, o riporta lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se l’uccisione, o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa.» Occhio a non fare la fine dei fessi.

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