Author: Davide Valsecchi

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Fabrizio Musa: Sogno e Cinema

Fabrizio Musa: Sogno e Cinema

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Fabrizio Musa è un artista comasco. Potrei raccontarvi che ha esposto alla Sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, alla Biennale di  Milano e al Wooster Projects Gallery di New York. Potrei anche parlarvi dei due giganteschi wallpainting realizzati a Como e dei suoi pezzi battuti all’asta di Sotheby’s. Potrei parlarvi di architettura e di omaggi al grande Terragni ma, in fondo,  non ho voglia di snocciolarvi la sua biografia.

Per me Fabrizio è un grande amico di Enzo e spesso passa a trovarci al Café des Artistes della Vallassina, da “Le Zie“. Nonostante i successi che raccoglie a livello internazionale è molto alla mano e per questo, sebbene avessi  una certa soggezione iniziale, è sempre stimolante e divertente chiacchierare con lui.

Le sue opere,  dedicate all’architettura con il suo inconfondibile stile bianco e nero, mi sono sempre piaciute. La sua tecnica permette di assaporare gli spazi creando al contempo un mondo impalpabile fatto di dettagli in contrasto. E’ la mente, l’occhio ed il cuore dell’osservatore che decodificano i tratti con cui  Fabrizio delimita le forme. Un’illusione fumosa in cui immergersi alla ricerca della luce e delle ombre  e da cui far emergere ciò che lui non ha mostrato ma che, a suo modo, ognuno di noi riesce a vedere.

Grande appassionato di cinema ha dedicato una serie di opere proprio al grande schermo e ai suoi mostri sacri. In questo caso il salto che compie la mente è ancora più evidente: nei volti dei grandi attori è già contenuto un messaggio che, grazie al carisma e alla fama dei grandi film di cui sono parte, permette loro di impersonificare un ideale, una rappresentazione metafisica di un sentimento.

Lo sguardo pesto di Rocky, il Cacciatore e la Roulette Russa, Al Pacino, Le iene, Marlon Brando, Shining  o Kubrick: icone che cristallizzate in un fotogramma, private della distrazione del colore e sovracaricate con quella dimensione emotiva data dall’ultra-contrasto portano l’osservatore a perdere di vista l’immagine sulla tela contraendosi invece sull’idea che si forma nella  testa. Non osservate un opera ma bensì vi addentrate nello spazio che Fabrizio ha creato per voi, ognuno di voi: questo è quello che mi piace nel suo stile.

Questo Sabato, il 10 Luglio 2010, si terrà una mostra a Sarzana proprio sulle opere dedicate al Cinema [Evento Facebook]. Lo so perchè Enzo ci è andato e non mi ha portato! A me toccano le missioni in cui ci si sporca, ci si ammazza di fatica rischiando di ammazzarsi per davvero (che poi sono le mie preferite!!).

Così, per consolarmi, stavo giocando con le immagini della mostra realizzandone un piccolo video e, nello scegliere la musica, non ho potuto che omaggiare un’artista che ha saputo estremizzare il tratto ed il disegno fino a sviscerare dalla forma l’espressione di un idea: Frank Miller.

Miller, insieme ai disegnatori Todd McFarlane e Jim Lee, è uno dei più rivoluzionari autori di fumetti stutunitensi a cui il cinema in questi anni ha tributato alcune trasposizioni riuscendo però a  conservarne le carica visionaria. Anche Fabrizio, nei suoi pezzi dedicati a 300 e a Leonida, raccoglie e rimarca il potenziale comunicativo di un immagine che sappia spingersi oltre la forma.

La musica è infatti tratta da Sin City: un visionario viaggio tra contrasti in chiaro scuro dove il colore non rappresenta una rifrazione della luce ma un riflesso dell’anima.

Davide “Birillo” Valsecchi

Come Miller ebbe ocasione di far pronunciare al Jocker: “Io credo semplicemente che quello che non ti uccide ti renda… più strano.

Percepire il Tempo, superare la Storia

Percepire il Tempo, superare la Storia

Padre Tempo sconfitto da Bellezza, Amore e Speranza - Simon Vouet
Padre Tempo sconfitto da Bellezza, Amore e Speranza - Simon Vouet

Ogni tanto sono afflitto dalle domande più strane:“Quando è morto Napoleone Bonaparte?

I rapidi di Voi diranno “Il 5 Maggio” mentre molti risponderanno “Pensare a lavorare e meno domande stupide?” In entrambi i casi il mio ragionamento prosegue in un solo modo: “Sì, il 5 maggio, ma di che anno?”

Ecco, nemmeno io ricordavo l’anno e sono dovuto andare a cercarlo: era il 1821. Dopo quasi 52 anni moriva un uomo ambizioso nato in uno dei periodi storici tra i più importanti e  le cui gesta divennero la naturale estensione di quella che fu una delle più famose rivoluzioni: la Rivoluzione Francese.

Ma quando fu la Rivoluzione Francese? Coraggio, «Liberté, Égalité, Fraternité» sono alla base della civiltà come la concepiamo oggi e delle più alte punte di pensiero contemporaneo, forza che anno era?

Era tra il 1789 ed il 1799. Curiosamente ho scoperto che l’altra grande rivoluzione, quella Americana, è antecedente e fu una delle spinte per quella francese, cominciò infatti nel 1775 terminò nel 1789 grazie ad un trattato firmato proprio a Parigi. Ma prima cosa c’era, cosa era successo?

Beh, fare la lista di ciò che è avvenuto tra Carlo Magno, morto nel 814, e la caduta della testa di Maria Antonietta, 16 Ottobre 1793,  è piuttosto complesso. Un misto di “Medio Evo”, dal 476 alla riforma di Lutero del 1517, con una spruzzata di “Epoca Moderna“, che inizia ovviamente dal 1517 ed ha propio il suo periodo più interessante con le due rivoluzioni e termina appunto con il Trattato di Vienna e la sconfitta di Napolene nel 1815.

In pratica non è successo nulla che a noi possa apparire realmente interessante  se non una serie imprecisata di “scannamenti” tra signorotti più o meno locali.

Ed è a questo punto che il 5 Maggio 1821 diventa importante. Calcolatrice alla mano: 2010 meno 1821 fa 189 anni. Cento ottantanove anni sono realmente nulla!! Io di anni ne ho trentatre che, sempre calcolatrice alla mano, sono poco più di un quinto di 189. Ciò che ci separa da Napoleone, dalle battaglie nel fango con Wellington a Waterloo, dalla monarchia assoluta e dalla democrazia moderna sono poco più di “Cinque Birilli“.

Ed è a questo punto che il gioco si fa assurdo: Seconda Guerra Mondiale? 1945, poco meno di 2 Birilli (65 anni); Prima Guerra Mondiale? 1918, poco meno di 3 Birilli (92 anni); Guerra in Vietnam? 1975, 1 anno ed 1 Birillo( 35 anni); La prima auto prodotta in serie? 1908, 3 birilli ed un po’ (102 anni);  La radio,  il primo strumento di comunicazione di massa dopo la stampa? 1895, poco meno di 3 Birilli e mezzo (115 anni); Il primo motore elettrico? 1888, 3 birilli e mezzo più  uno (122 anni).

Tutto quello che conosciamo e consideriamo “conteporaneo” appare ridicolamente giovane se paragonato alla nostra breve vita. Mia nonna era nata nel 1918, visto che io sono nato nel 1976  possiamo suppore, andando “brutalmente” a spanne, che sua nonna fosse nata più o meno nel 1866 e addirittura che la nonna della nonna di mia nonna fosse del 1814, nata l’anno prima che avesse inizio l’Epoca Contemporanea e che Napoleone fosse sconfitto. Nove, dieci generazioni dividono due mondi così diversi.

Ma oltre a dare i numeri che diavolo vuoi dire Birillo? Bhe, semplicemente che siamo giovani, che da meno di duecento anni stiamo studiando il concetto “libertà, ugualianza, fraternità”. Quelli che comunemente disperezzano la cultura occidentale dovrebbero capire quando in fondo sia ancora acerba, forse immatura ma di sicuro unica e rivoluzionaria. Il tanto bistrattato “medio evo”, il periodo buio, è durato oltre 1000 anni (in Europa!!) ed  in meno di 200 anni abbiamo realizzato realmente l’impensabile!

Dopo 200 anni vogliono spegnere quell’entusiasmo e ripristinare assolutismi rivestiti di perbenismo mentre minacce esterne e barbariche distraggono e spaventano il nostro viaggio verso il progresso. E’ tempo di mettere da parte la calcolatrice e cominciare a fare i conti con se stessi:“Qual’è la mia parte nella storia? Grande o piccolo quall’è il mio ruolo?”. Numeri, storia e follia, siamo anche un po’ di questo alle volte…

Davide “Birillo” Valsecchi

Premio Nobel alla Letteratura

Premio Nobel alla Letteratura

Alfred Bernhard Nobel
Alfred Bernhard Nobel

Spesso mi capita di inserire citazioni nei mie articoli: non lo faccio per “darmi un tono” ma perchè ci sono concetti che richiedono un’autorevolezza che “il Giovane Birillo” non possiede. Per far questo spesso mi affido ai vincitori di premi importanti come il {it:Nobel} o il {it:Pulitzer} che godono del riconoscimento universale.

Quando devo mandare a quel paese qualcuno non ho nessun problema a piantare solitario i piedi in prima linea ma, al contrario, se devo proporre un’insegnamento ritengo giusto esibire il massimo dell’umiltà affidandoci alle parole dei Maestri del passato.

Oggi ho voluto rendere omaggio ai vincitori Italiani del Premio Nobel per la letteratura: ho riportato una loro foto, una loro citazione (scelta de me)  e la motivazione del premio. Spesso trascuriamo il patrimonio del nostro paese e la complessità della nostra lingua. Ancora più curioso è osservare che “abbiamo” vinto più premi Nobel che Campionati del Mondo di calcio (7 a 4). Forse è il momento di fare il tifo anche per la cultura!!

Anno 1906: Giosuè Carducci
“È pure un vil facchinaggio quello di dovere o volere andar d’accordo co’ molti!” (da Confessioni e battaglie)

Ricevette il premio “non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”

Anno 1926: Grazia Deledda
“L’amore è quello che lega l’uomo alla donna, e il denaro quello che lega la donna all’uomo.” (da Canne al vento, cap. VI)

Ricevette il premio “per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”

Anno 1934: Luigi Pirandello
“Perché civile, esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele.” (da L’uomo, la bestia e la virtù, Mondadori)

Ricevette il premio “per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”

Anno 1959: Salvatore Quasimodo
“Ancora un anno è bruciato, senza un lamento, senza un grido levato a vincere d’improvviso un giorno.” (Poesie)

Ricevette il premio “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”

Anno 1975: Eugenio Montale
“Occorrono troppe vite per farne una.” (da L’estate, ne Le occasioni, Einaudi)

Ricevette il premio “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”

Anno 1997: Dario Fo
“La vita è una meravigliosa occasione fugace da acciuffare al volo tuffandosi dentro in allegra libertà.” (da Il mondo secondo Fo)

Ricevette il premio “perchè seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”

Hacker at Large

Hacker at Large

HAL2001
HAL2001

“Ma tu che facevi prima? Non sei sempre stato ad Asso?” Questo è quello che mi ha chiesto qualche giorno fa il responsabile di un agenzia pubblicitaria. La cosa mi ha incuriosito tanto che ho pensato di dovergli mandare il mio  CV (Curriculum Vitae) che, per intenderci, non aggiorno ormai da anni: che potrei scriverci ora? Nell’ultimo viaggio su 12 mesi ne ho consumati 8 solo per andare a zonzo con Enzo!!

Ma lo stesso giorno ho trovato una maglietta, una T-shirt, che comprai nel 2001 e che rappresenta una storia interessante sul mio passato. All’epoca infatti la piccola softwarehouse per cui  lavoravo fu acquisita da una multinazionale italiana il cui amministratore delegato era nientemeno che Pierluigi Crudele, una specie di “dottor male” dell’economia bresciana.

Grazie all’inglese e alla mia capacità di problem solving ero stato assegnato ad una piccola squadra di esperti in sicurezza informatica. Un lavoro piuttosto divertente visto che, con le dovute autorizzazioni,  passavamo il tempo ad “attaccare” i sistemi informatici di Istituti di credito e assicurazioni.

Quell’estate, visto che avevamo fatto abbastanza disastri,  ci mandarono in giro per il mondo in una specie di “tour” premio. Fummo mandati a Washington, a due passi dal Palazzo del Congresso USA, per assistere allo Usenix Symposium e successivamente a New York per un’altra conferenza. Ero sotto le torri una settimana prima dell’11 Settembre…

Ma il nostro super tour ci portò anche in Olanda ad HAL2001, uno dei congressi più curiosi a cui abbia partecipato e di cui conservo ancora la maglietta di cui paralvao prima. Il nome deriva da un gioco di parole tra Hal, il computer di 2001 Odissea nello spazio, e Hacker At Large, traducibile come: hacker allo stato brado,  in libertà alla grande.

Il congresso era organizzato dall’Università di Twente e, per un’intera settimana, tutto il campus fu trasformato in una specie di tendopoli dedicata alla tecnologia e alla filosofia Hacker. Già perchè hacker in italiano è sinonimo di “pirata informatico” mentre per il resto del mondo signifca “uno che ci sa fare”. Per intenderci: “quel gran genio del mio amico” nella canzone di Battisti potrebbe essere considerato un hacker della motocicletta.

Sotto una pioggia battente chilometri di cavi elettrici e di rete serpeggiavano tra le centinaia di tende dove “smanettoni”, ingegnieri e professori universitari provenuti da tutto il mondo animavano quella strana Woodstock tecnologica: informatica, telecomunicazione ma anche le peggio stranezze con i più improbabili e divertenti prototipi (avete presente Data dei {it:Goonies} ? )

Essendo in Olanda va tenuto presente che tutto era inondato di Birra scura, di THC e dosi massicce di caffeina in una Babele di linguaggi che mischiavano quelli naturali, (inglese, tedesco, ecc…) a quelli macchina ( C, php, Mysql, java,ecc…) oltre ai dialetti e gli idiomi più improbabili: c’era una tenda dove si parlava solo Klingon!!

C’erano tende tematiche per ogni cosa: sui Sistemi operativi, sul Networking, sul Programmazione, sulle citazioni di film, sui gadget più improbabili. Insomma il meglio della conoscenza tecnologia e della cultura Geek e Nerd: uno spasso!!

In un altra tenda invece di praticava il LockPicking, ossia si aprivano lucchetti e serrature senza usare le chiavi ma bensì utilizzando grimandelli e punteruoli in metallo. Ricordo la strana atmosfera da monastero zen che aleggiava in quella grande tenda: tutti scalzi a meditare e “sentire” come aprire un lucchetto o una cassaforte.

Cosa facevo prima? Non lo so di preciso, il mondo è un posto strano: ogni tanto ho la sensazione di sapere esattamente cosa stia facendo anche se consapevolmente non lo so affatto. Questo è buffo perchè avere la capacità di sorpendere se stessi significa ballare al buio sull’orlo di un precipizio: in parte trascinati dalla musica, in parte terrorizzati dall’idea di cadere.

Davide “Birillo” Valsecchi

“Buongiorno, signori. Io sono un elaboratore HAL 9000. Entrai in funzione alle Officine HAL di Verbana, nell’Illinois, il 12 gennaio 1992. A me piace lavorare con la gente. Ho rapporti diretti ed interessanti con il dottor Poole e con il dottor Bowman. Le mie responsabilità coprono tutte le operazioni dell’astronave, quindi sono perennemente occupato. Utilizzo le mie capacità nel modo più completo; il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare.” (HAL 9000)

Una Luce per la Croce di Megna

Una Luce per la Croce di Megna

La Croce di Megna
La Croce di Megna

Megna è la montagna che sovrasta Asso,  nei suoi 1069 metri domina tutta la parte centrale della Vallassina.  Quando Don Francantonio era Monsignore di Asso si mise in testa di costruire per il giubileo del 2000 una croce sulla vetta di quel monte: grazie all’aiuto delle associazioni locali riuscì nella sua imprese ed ora la croce fa bella mostra di se nelle giornate di sole.

Ogni anno si organizza una fiaccolata invernale ed è diventata la meta finale di un’escursione facile e piacevole che parte dalla stazione di Asso, risale verso Pagnano, l’alpe di Megna ed infine proprio la croce da cui godersi il panorama.

Bolettone, Palanzone, San Primo, Legnone, Grignone e Grignetta, Corni di Canzo, Moregallo, riusciamo a vedere anche tutta la pianura padana coperta solo da una leggera foschia, firmiamo il libro di vetta e ci soffermiamo a mangiare…” Se esplorate un po’ la Blogosfera, i siti degli escursionisti,  scoprirete che frequentano la nostra montagna molte più persone di quanto si creda!!

La costruzione della croce, come detto, fu realizzata grazie al CAI Asso, alla Pro Asso, agli Amici di Scarenna, Amici di Lasnigo e a all’aiuto di tante altre associzioni sul territorio. Con lo stesso spirito di collaborazione questi volontari oggi vogliono realizzare qualcosa per festeggiare il decennale della croce: vogliono illuminarla.

Sì, l’idea di portare una luce sulla croce e renderla un piccolo faro per la valle l’accarezzano da qualche anno ma i costi e le difficoltà tecniche hanno sempre frenato lo slancio. Ora, complice, la ricorrenza speciale, si sono decisi a tentare la via delle energie rinnovabili per illuminare la croce: piccoli e discreti sistemi eolici o fotovoltaici per illuminare la croce che domina tutta la vallassina.

E’ un progetto semplice ma anche ambizioso ed innovativo. Chi voglia sostenere l’iniziativa, e mi rivolgo sopratutto a chi ha la tecnologia o i fondi, può contattare il CAI Asso ogni Venerdì sera presso la sede di Palazzo Mazzini oppure scrivere via Fax allo 031684845

Davide “Birillo” Valsecchi

Asso: Festa del Libro 2010

Asso: Festa del Libro 2010

Foto del 1927
Foto del 1927

Strano paese il mio, proprio difficile alle volte. Domenica si è conclusa la Quarta Edizione della storica Festa del Libro di Asso. In cuor mio sono molto affezionato a quest’iniziativa e alla figura del suo storico ideatore: Raffaello Bertieri.

Qualche giorno fa sono andato su tutte le furie per un uso, a mio avviso improprio, di questa ricorrenza da parte di alcuni “noti” che non starò qui a ricordare.

Avrei voluto dare alla Festa ancora più spazio su Cima ma, avendo presentato due libri (uno insieme ad Enzo Santambrogio ed uno con Giovanni Cristiani, entrambi di Asso), mi sono sentito accusare da “qualcuno” di essere solo in cerca di pubblicità. Per una specie di conflitto d’interessi figlio delle maldicenze posso parlarvi di uno degli eventi più importanti di Asso solo “dopo” che si è concluso. Vediamo di rimediare:

Il Professor Nava, una delle persone più interessanti ed aperte del paese, ha raccontato i 100 anni di storia dell’Armonia, la pubblicazione mensile che racchiude la cronaca e la vita del nostro paese. Il Nello, di cui beninteso ho una grande stima, ha fatto nella sua premessa una lunga tirata contro “Internet” che, dal mio punto di vista, è condisivibile solo in parte.

Libri ed Internet non sono in competizione ma al contrario si integrano in modi che stiamo scoprendo solo oggi. Certo un romanzo stampato è più piacevole da leggere ma ci sono testi, come ad esempio proprio l’Armonia, che se preservati in digitale e diffusi attraverso il web rappresenterebbero un vero tesoro di conoscenza, un patrimonio in cui esplorare e conservare la memoria del passato. Nell’archivio della Curia sono conservati i volumi originari di tutte le edizioni, la più ampia e completa opera di Asso su Asso. Qualcosa di immenso valore ma anche estremamente fragile, qualcosa che va protetto e per certi versi, purtroppo, anche nascosto ai più. ( Se decideranno di digitalizzare l’archivio io mi sono già offerto volontario per passare le giornate a scattare foto pagina dopo pagina!!)

Il Professor Mandelli ha presentato nella serata d’apertura letture, musiche e sculture ispirate a James Joice e ai suoi scritti. Paolo Bianconi, uno dei volontari della Festa, è uno grande appassionato di questo autore e si è fortemente impegnato per sostenere l’iniziativa: “Paolo, non capiremo mai Finnegans Wake ma c’è molto orgoglio anche nell’essere sconfitti quando ci si è battuti con il cuore”.

Come sempre mi affascinano i piccoli dettagli, i gesti carichi di significato che a volte rischiano di passare inosservati: gli Ex-libris con le fotografie storiche di Asso realizzati da Vanda Bianconi, anche lei tra i volontari, sono tra questi e mi sono realmente piaciuti. Un idea semplice ma delicata. Anche le Scuole di Asso hanno contribuito realizzando delle piccole installazioni con carta e disegni proprio sul tema del libro.

Scrivo quest’articolo sopratutto per i volontari che si sono impegnati per dare vita alla manifestazione. Mi spiace se nei precedenti articoli vi siete sentiti chiamare impropriamente in causa: avevo da mettere in chiaro un paio di cose alla “mia maniera” ma non certo con Voi.

A ringraziare si fa in fretta: ci si mette in posa, “bla bla bla, grazie a questo e quello” ed è tutto finito. In realtà mi sarebbe piaciuto pubblicare con questo articolo non un’immagine del ’27 ma una foto di gruppo dei volontari di quest’anno: una di quelle foto che oggi magari danno un po’ di imbarazzo ma che domani diventano un caro ricordo, per noi e per chi verrà dopo di noi. Mi spiace non avere una simile foto con cui dirvi grazie.

Non ho partecipato all’ultima serata perchè, onestamente, parlare ancora e ripetutamente di resistenza e partigiani ad una festa ideata dal tipografo di Dannunzio che fu Podestà durante il periodo fascista è un controsenso culturale, politico e storico. Chi conosce la vera storia  di Remo Sordo sa come la penso: Asso ha vissuto il periodo fascita e la resistenza in modo molto intenso e controverso e tali argomenti, da noi, dovrebbero essere affrontati con la consapevolezza che furono avvenimenti terribili e difficili da giudicare.

Purtroppo ad Asso la scena culturale è spesso occupata solo da partigiani e trenini ammantando di polvere stantia ogni iniziativa: onestamente credo che ci sia molto di più su cui confrontarsi,  magari puntando a proporre qualcosa anche ai giovani che spesso rifuggono, sopratutto per via dell’età, dalla cultura con la cosidetta C maiuscola.

La Signora Imogene, che purtroppo non mi parla più dal Massacro di Natale, forse sottovaluta la necessità di coivolgere anche quella fascia d’età che per gusti si posiziona tra “Pietrina la burattina” e “Musica da camera del tardo ‘800”. Novecento che Spettacolo fu un ottimo compromesso ma bisogna fare di più, non possiamo definire cultura solo ciò che ha più di 50 anni altrimenti si rischia di fare archeologia contemporanea dal sapore nostalgico.

Grazie ancora a chi lo merita! Nessun grazie e nessun rispetto a chi confonde la propaganda a pagamento con l’informazione.  CYA in tha Pit!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. Mi consola, e si fa per dire, che poco tempo fa sia stato contestato anche il libro sul “Papa cresciuto ad Asso”: Io posso ritenermi fortunato che i miei libri non siano stati usati come ferma porte in Comune. Per ora, purtrppo, di presentarli nella nostra Biblioteca “Ivano Ferrarrini” proprio non se ne parla. Ne faremo una a Como ma per una questione “affettiva” è un dispiacere che qui non si riesca mai a combinare nulla. Siano tutti autori assesi ma da questi parti interessi e politica avvolgono ogni cosa infradiciando tutto con lacrime di coccodrillo.

Aspettando il ritorno dei Flaghéé

Aspettando il ritorno dei Flaghéé

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Finalmente è tornata l’estate e con la buona stagione è di nuovo il momento di mettere in azione i Flaghéé: le bandiere del Lario.

L’anno scorso abbiamo portato a spasso sul Lario le 48 bandiere dei comuni del lago, bandiere che poi hanno adornato in una lunga ghirlanda la cima del San Primo per tutto l’inverno.

Quest’anno ripeteremo questo piccolo viaggio introducendo qualche novità e puntando verso una destinazione molto più ambiziosa.

Per ora posso solo dirvi che i Flaghéé, dopo la consueta sfilata sul Lario, abbandoneranno le acque del Lago puntando ad oriente dove l’acqua è “meno dolce”. Probabilmente qualcuno di voi avrà già capito ma per sacaramanzia non voglio ancora aggiungere altro.

Mentre aspettiamo la partenza allestendo la nuova imbarcazione mi piaceva rivedere le tappe e le esperienze della prima edizione. Se volete saperne di più è stato realizzato un sito web dedicato: http://www.flaghee.it

Quello che potete vedere qui è invece un intervista che realizò Roberta Pagnetti per EspansioneTv davanti all’attracco di Piazza Cavour a Como durante una breve sosta dopo la conferenza stampa tenuta a Villa Sapori con l’assessore provinciale al turismo Achille Mojoli.

Era divertente vedere tre “scriteriati assesi” che con un idea semplice, e a forza di braccia,  avevano saputo riscoprire e promuovere le bellezze del Lario ritagliando anche per la loro piccola Asso un posto d’onore in questo panorama turistico di fama internazionale.

Oltre ai giornali e alle televisioni ho ricevuto molte e-mail da gruppi di appassionati che vivono il lago o da escursionisti rimasti affascinati dalle bandiere in cima al San Primo. Lungo le rive abbiamo incontrato Sindaci, Assessori e associazioni di tutti i tipi creando nuovi legami con realtà  a noi vicine ma spesso troppo distanti.

Certo, è un piccolo gesto ma ha saputo coinvolgere ed unire molto più di quanto mi sarei aspettato. Ora ci aspetta la seconda edizione, un viaggio oltre i nostri confini alla scoperta di quello che ancora non conosciamo.

Ancora qualche giorno di pazienza!!
Ciao

Davide “Birillo” Valsecchi

Gianni Lucini in mostra al Touring

Gianni Lucini in mostra al Touring

Figure e spazi celati nel dettaglio di una tela
Figure e spazi celati nel dettaglio di una tela

Io ed Enzo Santambrogio facciamo squadra da qualche anno ed ormai abbiamo imparato a conoscerci, a rispettarci e ad esaltare i rispettivi talenti. Enzo è anche il curatore artistico dello Spazio Espositivo del Touring caffè di Como e proprio in questi giorni sta allestendo la prossima mostra che sarà inaugurata Giovedì 1 Luglio alle ore 19:30.

Ricordati di scrivere qualcosa per l’inaugurazione!” Mi dice Enzo ridendo al telefono nel cuore della notte. Tutto quello che mi ha mandato è il nome dell’artista, un paio di foto ed il commento di un critico. Ormai sono convinto che si diverta a vedere come ricostruisco i pezzi del puzzle andando alla scoperta della persona e dell’artista che si cela dietro quelle poche informazioni.

Così cominincio: il suo nome è Giovanni Lucini. Provo a cercare su Google ma mi appaiono i soliti link un po’ sterili di ExibArt e diversi link delle passate mostre l’ultima delle quali si intitolava “Io non ci sono”. Cominciamo bene penso.

Cerco su Facebook ma non trovo nulla. Faccio qualche tentativo ed alla fine trovo “Gianni Lucini“. E’ un amico di Enzo, di Fabrizio Musa e di molti altri artisti comaschi che conosco. Guardo tra le sue foto e trovo le opere che mi ha inviato Enzo via email. E’ lui, ora so che faccia ha: ciao Gianni!!

Pittore, fotografo ed incisore. E’ nato a Johannesburg ed ora vive a Blevio. Il Sudafrica è un posto magnifico il cui fascino si spinge ben oltre il mondiale, poi  mi torna alla mente Matteo Galvano che mi racconta che a Blevio, si dice, viva il nonno di Silvester Stallone. Divago, forse è l’ora tarda.

Scopro che si  è diplomato in Pittura e Restauro presso l’Accademia di Belle Arti ‘Aldo Galli’ di Como. Restauro ed incisione. La professione di chi ripristina ciò che è andato perso che si frappone alla passione del togliere cio’ che è in eccesso. Sì, perchè osservando le sue opere sono principlamente incisioni su strati di colore sovrapposti. La tecnica mi piace, si incide per mettere a nudo, si affonda per far emergere.

Ecco che trovo la frase, ogni artista ha la sua frase, quella che riportano fedelmente i critici e gli articoli di giornale per sbrogliarsi dal dubbio di spingersi oltre nella ricerca: “La mia indagine pittorica riflette l’indagine e il lavoro che faccio su me stesso, la mia ricerca della libertà e della comprensione della verità – spiega Lucini – Per capire ciò che è vero, nella sua totalità, deve esserci libertà: dalle paure, dalle illusioni continue del pensiero, dagli attaccamenti, dalla nostra sofferenza, dalle barriere che crea la mente, dai pregiudizi, dagli ideali, dai condizionamenti, dal conformismo e dall’insensibilità”

C’è una parte dell’enigma che ancora non capisco. Indagine interiore, illusione, barriere della mente e su tutto “io non ci sono”, quella mostra dove l’artista vuole non apparire nelle proprie opere ma bensì fondersi con il tutto che lo circonda.

Non ci arrivo ma poi BAAMM, eccolo il dettaglio: è da anni istruttore di arti marziali orientali ed insegnante di Ninjutsu. E’ un “poeta guerriero“, ecco il senso, ecco il bisogno da cui scaturiva la ricerca interiore, la profondità del segno, l’introspezione e l’elevazione.

Ho conosciuto alcuni praticanti di Ninjutsu, una delle discipline orientali più ammantate di mistero, di magia e allo stesso tempo pasticciate ed imbrattate dal superficiale consumismo occidentale. “io non ci sono” potrebbe benissimo essere il Nindo di un ninja, il credo di chi, osservando silenzioso il mondo, si  mescola tra i suoi colori restando consapevole del proprio compito. Un dovere che spesso lo spinge ben oltre il bene ed il male su cammini solitari illuminati solo dalla Luna.

Sarà interessante incontrarlo Giovedì. Vi aspettiamo numerosi Giovedì alle ore 19:30 al Touring Caffè di piazza Cavour a Como.

Davide “Birillo” Valsecchi

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